Osvaldo Soriano
Monzòn lo paragonano a Gatica, a Bonavena, ad altri pugili morti prima del tempo, tra la miseria e la malavita. Ma lui, sul ring, è stato più di tutti loro. Sembrava il Golem della leggenda medievale: un fantoccio finito a metà che inseguiva la vittima fino all’estenuazione e alla distruzione. Si piantava al centro del ring, guardava come una belva e l’altro non poteva più scappare via correndo. E’ stato Monzòn e non il Firpo degli anni venti il vero Toro Selvaggio delle Pampas. Firpo era umano e alla fine lasciò una grande delusione per i tempi della radio a galena. El Mono Gatica vinceva e perdeva al’epoca di Peròn, intuiva da che parte stesse il potere e, prima o poi, finiva per sfidarlo. Ma Gatica e Bonavena avevano humour: erano tipi persi nelle nebbie del cabaret che buttavano via i soldi tutti i giorni e si beffavano della fama e della gloria. Monzòn era nato in una villa miseria, si fece strada in silenzio e non gli capitò mai di pensare agli altri. Poi si comprò una estancia, cominciò a rompere la faccia alle donne, una più bella dell’altra, e alla fine uccise Alicia Muniz. I giornali fecero dell’omicidio un dato minimo, un aneddoto in più nella vita del campione. Non era un buon soggetto, non era simpatico, e non sapeva neppure ridere di se stesso. E’stato uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, forse soltanto un passo indietro rispetto al grande Nicolino Locche. Era uno stile diverso, Locche rideva e ballava, era un gatto domestico che si sveglia soltanto per mangiare e per giocare con gomitoli di lana. Monzòn era un’altra cosa, un misto tra un dobermann e un primate. Aveva una intelligenza quattro per quattro, sufficiente a calcolare tutto quello che poteva succedere su un ring. Era come un’affettatrice, un tritacarne, una grattugia, una centrifuga, qualcosa del genere. Fu con Fangio, l’argentino più famoso nel mondo. Come con Maradona, i giornali stranieri chiedevano pezzi con scandali, donne picchiate e donzelle arrese ai suoi piedi. Nessuno smise di ammirare il suo talento, quella specie di seduzione perversa che praticava con l’avversario prima e dopo di demolirlo. Nino Benvenuti, come alcune donne che gli sono sopravvissute, aveva soltanto elogi per lui. Tyson ha seguito il suo stile nel boxare e la sua strada nella vita. Ma il nordamericano si mette la cintura di sicurezza e lì le banchine della strade non sembrano tagliate con il coltello. Carlos Monzòn è morto. Un po’ più morto di prima. E per quanto sia stato un idolo, per quanto gli abitanti di Santa Fè gli abbiano decretato un commiato eccezionale, per quanto lo piangano il mondo della boxe e le riviste del cuore, non lo accompagnano nel lungo viaggio la simpatia degli dei né il calore delle stelle.

PIRATI, FANTASMI e DINOSAURI   (Osvaldo Soriano)

 

OSVALDO SORIANO ( 1943-1997)
Argentino, giornalista e scrittore . Nel 1976 dovette abbandonare l’Argentina della dittatura e visse in Europa , prima in Belgio poi a Parigi. Da militante democratico si è sempre espresso per la dignità del suo paese , sempre censurato dai militari al potere. Tornato a Baires a metà degli anni 80, i suoi libri riscossero molti apprezzamenti ( Triste, Solitario y final   il più conosciuto). Con Soriano i personaggi dello sport e della storia argentina diventano icone dello stato d’animo e rappresentano fedelmente le tante realtà del Paese.

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